LE CIPOLLE ROSSE

Cancro, le cipolle rosse uccidono le cellule tumorali:

l'effetto degli antiossidanti

 

Un team di ricerca dell'Università di Guelph in Ontario (Canada) ha scoperto che le cipolle rosse possono essere preziosissime alleate nella lotta contro il cancro, soprattutto contro quello al seno e al colon, due delle neoplasie più diffuse e letali.

Le sostanze contenute in questi vegetali, in particolare modo l'antiossidante quercetina e gli antociani,

sono infatti in grado di uccidere le cellule malate, impedendo la crescita e la proliferazione della massa tumorale.

 

I ricercatori, coordinati dal docente di Ingegneria Suresh Neethirajan e dal dottorando Abdulmonem Murayyan,

erano già a conoscenza delle virtuose proprietà antiossidanti e antitumorali delle cipolle (Allium cepa); hanno così deciso di testarne alcune varianti per determinare quali fossero le più efficaci contro il cancro.

 

Dalle analisi condotte su cinque cipolle normalmente coltivate nell'Ontario, la più popolosa provincia canadese, è emerso che la saporita e bulbosa ‘Ruby ring onion',

un cipolla rossa molto apprezzata, è risultata essere la prima della classe per proprietà antitumorali. La ragione risiede nella concentrazione superiore di sostanze utili,

come ad esempio il flavonoide quercetina, un antiossidante che ha la capacità di inibire naturalmente diversi enzimi intracellulari

e dunque già da tempo tenuto sott'occhio dagli oncologi. Altri composti particolarmente preziosi sono i cosiddetti antociani,pigmenti che, oltre a dare la colorazione alla cipolla, catalizzano proprio l'azione anticancro della quercetina.

 

Il team di Neethirajan per testare l'efficacia delle cipolle ha messo a contatto cellule tumorali estratte da colon umano con una soluzione di quercetina, scoprendo che quest'ultima non solo spinge le cellule tumorali alla cosiddetta apoptosi (il ‘suicidio' cellulare), ma ne impedisce anche la comunicazione, complicando ulteriormente il loro processo di sviluppo e proliferazione.

Insomma, si tratterebbe di una vera e propria arma micidiale contro il cancro, che gli studiosi sono riusciti ad estrarre dalla pianta senza utilizzare agenti chimici,

ma solo attraverso acqua surriscaldata all'interno di un contenitore pressurizzato. Il processo ne preserva così l'efficacia naturale senza alcuna contaminazione.

L'idea è quella di creare pillole o semplici soluzioni da associare a succhi di frutta e prodotti da forno ad azione preventiva contro il cancro. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Food Research International.

Andrea Centini

 

Movimentosalute onlus, può quindi affermare che è verosimile che anche in Italia vi sono delle ottime cipolle rosse,

che come tutti sanno, sono quelle di Tropea e coloro che le hanno mangiate, conoscono le loro qualità e squisitezze.

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ACAI: PROPRIETA'/BENEFICI

 

BACCHE DI ACAI: PROPRIETA’/ BENEFICI

 

Le bacche di Acai sono i frutti di una palma che cresce spontanea nelle foreste pluviali

del Centro e Sudamerica, il nome scientifico è Euterpe Oleracea,e – come le bacche di goji

hanno numerose proprietà benefiche.

 

L’acai è una palma fruttifera, con foglie pennate lunghe fino a 3 metri. I frutti sono piccole bacche porpora scuro, prive di buccia, ma con un grosso nocciolo.

Sono proprio i frutti dell’acai ad essere ricchi di antociani, dall’importante azione antiossidante, e proteine, acidi grassi essenziali, fibre, vitamine e minerali.

Le bacche di acai, quindi, contrastano l'invecchiamento prematuro delle cellule e dei tessuti, regolano i livelli di colesterolo nel sangue, e sono utili contro l'aterosclerosi e le malattie cardiovascolari.

L’elevato contenuto di minerali è utile per rigenerare i muscoli, mentre le fibre favoriscono la funzionalità del sistema gastroenterico, permettono di mantenere il colon pulito e danno un senso di sazietà.

 

                      Le proprietà delle bacche açaí:

 

• Azione antiossidante

gli antociani sono un gruppo di principi attivi (con un valore pari a circa 30 volte le proprietà antiossidanti del vino rosso e tre volte quelli del mirtillo nero!) in grado di contrastare l'invecchiamento prematuro delle cellule e dei tessuti.

• Azione ipocolesterolemizzante

acidi grassi essenziali aiutano il trasporto e l'assorbimento delle vitamine liposolubili, A, E, D e K; intervengono sul colesterolo, apportando un'azione protettiva

sul cuore e il sistema circolatorio. Gli acidi grassi dell'açaì, in particolare l'acido oleico (omega-9) abbassa l'LDL (Low Density Lipoproteins o colesterolo cattivo)

che causa l'aterosclerosi, un ispessimento delle arterie, responsabile di molte malattie cardiovascolari. La presenza dell'acido linoleico (omega-6) aiuta a mantenere sane le membrane delle cellule. 

 

 

• Azione antinfiammatoria:

gli steroli sono componenti delle membrane delle cellule delle piante, che portano numerosi benefici per il corpo umano.

Oltre a ridurre il colesterolo nel plasma sanguigno, e demolire i grassi accumulati, i fitosteroli colpiscono il metabolismo di prostaglanine, componente biologica attiva trovata nel corpo,

svolgendo un'azione analgesica e antinfiammatoria. Gli steroli oggi vengono utilizzati per il trattamento dei sintomi associati al BPH (benign prostate hyperplasia), cioè l'iperplasia benigna della prostata.

 

• Azione remineralizzante

la notevole quantità di vitamine, amminoacidi e minerali, aiuta a rigenerare l'organismo ed i muscoli. Inoltre le fibre promuovono un sano apparato digerente, in quanto da un lato aiutano a

non assorbire grassi, zuccheri e trigliceridi dall'alimentazoione, e a mantenere il colon pulito; mentre dall'altro danno un senso di sazietà. La presenza di nutrimenti energizzanti

fa dell'açaì un ineguagliabile succo di frutta o bevanda energetica. La polpa granulosa delle bacche, mescolata ad altri frutti, a cereali o muesli e miele corrisponde alla ricetta classica,

in grado di ridurre la sensazione di fame con pochissime calorie, ma con una concentrazione altissima di nutrienti.

 

Per ulteriori informazioni o reperibilità, MOVIMENTO SALUTE onlus consiglia di rivolgersi a: Cure-naturali.it

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ALIMENTI ESSENZIALI

 Gli alimenti ( nutrienti) essenziali

 

Gli alimenti essenziali sono quegli alimenti che l’organismo umano 

ha delle difficoltà a sintetizzare nelle giuste quantità 

per far i bisogni del nostro organismo. 

 

I nutrienti sono quegli alimenti che il nostro organismo non è in grado di riprodurre da sé e dei quali, però,

non può fare a meno e quindi occorre che noi riusciamo a fare in modo, con l’alimentazione adeguata, di trovare il loro giusto equilibrio .

                  I NUTRIENTI essenziali per il nostro corpo  sono: 

 

                      acqua, aminoacidi, vitamine, minerali, acidi grassi.

 

Tutti i cibi sono formati da un insieme di composti fondamentali denominati "Nutrienti", che possiamo suddividere in 8 grandi gruppi.

 

• I carboidrati

• Le proteine

• I grassi

• I minerali

• Le vitamine

• Le sostanze fitochimiche

• Le fibre

 

I carboidrati si trovano prevalentemente nel regno vegetale, i cibi animali non ne contengono che piccole quantità.

L'amido è presente soprattutto in cereali e legumi (oltre che tuberi e castagne), mentre come zucchero semplice esiste il fruttosio, lo zucchero della frutta.

I carboidrati sono una combinazione di carbonio, di idrogeno e di ossigeno e sono la fonte principale di energia del corpo per tutte le sue attività.

I carboidrati sono importanti per il nostro organismo poiché contribuiscono a regolare il metabolismo dei grassi e delle proteine. 

Quasi tutti i cibi contengono proteine: a meno che la nostra dieta sia basata sul "cibo spazzatura" è quasi impossibile non ottenere abbastanza proteine

all'interno di una dieta che preveda il corretto introito di calorie. Buone fonti di proteine sono i cereali, il pane, la pasta, i fagioli, i piselli,

le lenticchie e altri legumi, la frutta secca, i broccoli, i fagiolini, i cavolfiori. Ricordiamo inoltre che tutte le verdure contengono proteine.

Nei paesi occidentali si mangiano troppe proteine; mediamente ogni giorno mangiamo il doppio di proteine rispetto

al necessario per una buona salute. Un eccesso di proteine sottopone il rene ad un superlavoro per eliminare le scorie, abbreviandone la vita.

Inoltre, le proteine vegetali sono migliori di quelle animali, perché queste ultime sono troppo ricche di aminoacidi solforati, e quindi producono scorie acide. 

Le proteine vegetali, al contrario di quelle animali, esercitano un effetto protettivo anche nei confronti di alcuni tipi di tumori e dell’aterosclerosi.

I grassi sono i nutrienti più ricchi di calorie (1 grammo di grassi apporta ben 9 calorie, contro le 4 dei carboidrati e delle proteine),

e la gran parte è combinata con altri nutrienti all'interno dei cibi: per questo non sono né visibili né eliminabili se non attraverso la limitazione/eliminazione dei cibi che li contengono.

I grassi possiedono un’altra importante peculiarità: regolano i centri cerebrali della fame, in modo da far avvertire, al termine di un pasto, la sensazione di sazietà.

I minerali sono presenti nell'organismo in quantità relativamente elevate (calcio, fosforo, magnesio, potassio e sodio),

mentre altri sono presenti in piccole quantità - "in traccia" (cromo, ferro, fluoro, iodio, manganese, rame, selenio, zinco).

La natura ci ha messo a disposizione buone fonti di calcio, come il cavolfiore e tutti i tipi di cavolo, le verdure a foglia (eccetto spinaci e bieta),

le mandorle, i semi di sesamo, i cereali integrali, i legumi, oltre alle acque minerali ricche di calcio (ma anche l'acqua del rubinetto ne contiene una buona quantità).

ll  ferro in forma non-eme è molto più sensibile sia alle sostanze e alle pratiche che inibiscono (fitati; calcio; tè; alcune tisane; caffè;

cacao; alcune spezie; fibre; calcio da latte e derivati) che a quelle che facilitano (vitamina C ed altri acidi organici presenti nella frutta e nella verdura; lievitazione, germogliazione e fermentazione; ammollo precottura) l'assorbimento del ferro a partire dal cibo soprattutto dalla carne.

Tutte le vitamine possono essere ricavate dai cibi vegetali, ad eccezione della vitamina B12, per la quale le misure ormai

obbligatorie di igiene degli alimenti, nonché la relativa scarsità, rispetto agli erbivori, della flora batterica intestinale umana,

possono rendere una alimentazione a base esclusiva di cibi vegetali a rischio di carenza. 

Questa vitamina può risultare tuttavia carente anche nelle diete latto-ovo-vegetariane e onnivore, così come possono essere

a rischio di carenza anche gli onnivori al di sopra dei 50 anni, in quanto perdono la capacità d’ assimilare questa vitamina a partire dai cibi animali.

Le vitamine sono importanti per il nostro benessere in quanto svolgono un’importante funzione bioregolatrice, partecipando alla regolazione delle reazioni chimiche che avvengono in tutte le cellule dell’organismo.

Le vitamine liposolubili (vit. A, vit. D, vit. E, vit. K) sono trasportate dai grassi, ed all’interno dei tessuti grassi possono anche essere accumulate.

Le vitamine idrosolubili (vit. C, B1 , B2 , B5 , B6 , B12 , PP, H ed acido folico) sono invece trasportate dall’acqua e non possono essere accumulate. 

Tutte le vitamine di cui abbiamo bisogno sono presenti in  natura ed è possibile trovarle soprattutto in frutta, verdura e latte. 

I cibi ricchi di sostanze fitochimiche sono i cereali, i legumi, la verdura, la frutta e le spezie.

Le fibre sono degli zuccheri che costituiscono le pareti cellulari delle piante, e quindi è ovvio che possano essere

contenute esclusivamente negli alimenti di origine vegetale.

Le fibre sono importanti soprattutto per la digestione dei cibi.

Ad esempio stimolano il processo di masticazione e la produzione di saliva in bocca.

Le fibre inoltre agiscono rallentando lo svuotamento gastrico e inducendo un precoce senso di sazietà.

Seguire una dieta ricca di fibre inoltre riduce anche la sensazione di fame, aiutando a rimanere in forma. 

Nell’intestino tenue le fibre rallentano il transito degli alimenti, consentendo un assorbimento più graduale dei carboidrati.

Oltre agli effetti positivi descritti sopra, le fibre apportano benefici anche al cuore e ai vasi sanguigni.

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RICONOSCERE LA DEPRESSIONE

Come riconoscere la depressione

 

a cura della dr.ssa Simona Carniato, psicologa e psicoterapeuta

 

La depressione è un disturbo difficile da riconoscere. 

In cosa consiste e quali sono i sintomi?

 

La depressione è un disturbo mentale molto comune, classificato come disturbo dell’umore: uno su cinque individui sperimenta la depressione nel corso della vita. 

La depressione coinvolge i sentimenti, il modo di pensare e il funzionamento del corpo. Sperimentare la depressione comporta provare intense emozioni e sentimenti negativi e una perdita di interesse

                                           I sintomi più comuni sono:

•senso di fatica

•cambiamenti nel sonno

•perdita di interesse nell’attività sessuale

•scarso appetito

•idee negative

•pessimismo

•minore autostima

•indecisione e idee suicidarie

 

Una volta riconosciuti i sintomi della depressione cosa si deve fare?

 

Dopo aver riconosciuto i sintomi caratteristici della depressione è necessario rivolgersi ad un professionista. 

Quando la depressione è presente, è propedeutico alla cura riconoscere i sintomi e monitorare il loro andamento

Spesso chi ne è affetto non ne è consapevole, ma è importante che venga effettuata una diagnosi professionale precisa e che vengano messi in atto interventi evidence-based (basati sull’evidenza scientifica) come trattamenti psicologici e/o farmacologici

In questi casi, è probabile che una persona abbia bisogno dell’aiuto di un professionista. Seguire un trattamento può essere utile per la maggior parte delle persone con depressione, in quanto è probabile che la depressione peggiori se non trattata.

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CURCUMA E ZENZERO-PROPRIETA'

ZENZERO E CURCUMA E FRUTTA

HANNO PROPRIETA’ CURATIVE?

 

 

 

Durante il Congresso Internazionale di Anestesiologia SIMPAR-ISURA di Firenze, organizzato dal Prof. Massimo Allegri dell’Università di Parma

si è parlato molto dell’importanza del cibo nella lotta contro le malattie.

Da quanto è emerso, riguardante soprattutto i dolori cronici, tipo l’osteoartrosi, sembra che lo zenzero, la curcuma e la frutta

potrebbero essere dei validi avversari contro il dolore cronico e le patologie psicologiche, una corretta alimentazione, infatti, non solo aiuta contro le infiammazioni, ma potrebbe prevenire l’insorgere di patologie.

”La dieta mediterranea – spiega Maurizio Marchesini, anestesista e terapista del dolore dell’Università di Parma, riduce gli alimenti con caratteristiche pro-infiammatorie. 

L’accumulo di calorie e grassi ha una correlazione con l’infiammazione e con lo sviluppo del dolore”. Manuela De Gregori, biologa nutrizionista del Policlinico San Matteo di Pavia

aggiunge che questo regime alimentare “può essere utilizzato sia per le terapie cronico-oncologiche, che per quelle benigne, ma anche per i pazienti che devono sottoporsi ad un intervento chirurgico o per chi lo ha già subito”.

Al Congresso è emerso anche un legame tra alimentazione e malattie psicologiche e gli specialisti consigliano una dieta più variegata possibile,

cercando però di evitare alimenti con farine raffinate, carni conservate e l’utilizzo di troppo zucchero raffinato e sale.

«Tra le caratteristiche più importanti dello zenzero – afferma il dott. Giuliano Ubezio, dietista – vi è senza dubbio la capacità di alleviare la nausea.

Masticarne qualche pezzetto durante un viaggio può essere d’aiuto a chi soffre di mal d’auto. 

Questa radice cura anche la dispesia, principale causa di gonfiori addominali e meteorismo, ma non è adatta a chi soffre di bruciori allo stomaco in quanto stimola la secrezione gastrica».

«La curcuma – spiega il dott. Giuliano Ubezio, dietista – ha diverse potenzialità. Le più conosciute e dimostrate sono quelle coleretiche-colagoghe, che favoriscono la produzione della bile e il suo deflusso nell’intestino. 

Questa spezia può quindi contribuire ad eliminare gli eccessi di colesterolo e facilitare la digestione dei pasti particolarmente abbondanti e ricchi di grassi.

Inoltre è molto utile a chi ha difficoltà digestive e a chi ha problemi di meteorismo e flatulenza».

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L'ARNICA MONTANA

L'ARTICA MONTANA: I SUOI INNUMEREVOLI BENEFICI

 

L’arnica montana ha proprietà medicinali ed è usata come rimedio in fitoterapia e in omeopatia;

oltre al gel, con l’arnica montana vengono preparate delle tinture a base alcolica da utilizzare nell’ambito del trattamento di dolori muscolari

e articolari e di contusioni; e ancora, questa pianta migliora sia la circolazione del sangue sia la respirazione e presenta notevoli proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche.

 

Arnica montana: a chi è consigliata

 

L’arnica montana è particolarmente suggerita nei casi di traumi: ecchimosi, fratture, distorsioni, infiammazioni, lussazioni e strappi muscolari.

Ecco perché viene utilizzata soprattutto da persone che svolgono attività sportiva, considerando tutte le problematiche – disturbi muscolari,

Lividi, traumi, ematomi, disturbi cardiaci, solo per fare alcuni esempi – alle quali uno sportivo va incontro. 

E ancora, questa soluzione è consigliata per la risoluzione di problemi quali: difficoltà circolatorie, vene varicose, reumatismi.

L’arnica è disponibile in differenti formati: il più comune è la pomata, ma è possibile trovare anche l’arnica in granuli

(si somministra spesso nei casi di dolori muscolari, per il riassorbimento di ematomi, in seguito a un’estrazione dentaria oppure dopo una forte contusione),

sotto forma di oli, gocce, gel e fiale. In alternativa, contro contusioni o distorsioni, si può ricorrere a un decotto di fiori freschi di arnica.

L’arnica montana sta divenendo sempre più rara, da un lato per la sua raccolta incontrollata, dall’altro per la trasformazione dei terreni da parte

dell’agricoltura che li hanno resi meno predisposti al suo sviluppo. Motivo per cui questa pianta rientra nella flora protetta.

La pianta è molto suggestiva anche alla vista: i suoi fiori sono di un vivace colore giallo-aranciato, i frutti risultano bruni e irsuti. 

Dell’arnica si utilizzano i fiori, le foglie e la radice, ricchi di flavonoidi, triterpeni, olio essenziali, polisaccaridi, carotenoidi, lattoni sesquiterpenici ad azione antinfiammatoria.

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IL CIOCCOLATO FA BENE

Cioccolato fondente: benefici e vantaggi

 

Il cioccolato fondente è più pregiato del cioccolato al latte e di quello bianco ed è anche il meno calorico.

Chiaramente le calorie dipendono dalla marca e composizione del cioccolato. ( per 100 gr. di prodotto si producono ca. 502 calorie, contro quello al latte che ne produce oltre 543)

Il cioccolato fondente, ossia quel cioccolato composto da almeno il 45% di pasta di cacao, è in grado di prevenire una serie di disturbi:

dall'ipertensione alla depressione, dalle patologie cardiovascolari all'insonnia. 

Inoltre, il cioccolato fondente è in grado di proteggere l'organismo dalle cosiddette malattie cardiometaboliche, come il diabete di tipo 2 e il restringimento delle arterie, che possono causare attacchi di cuore.

Il cioccolato fondente, inoltre, contiene meno zuccheri e grassi saturi, pioiché viene prodotto con almeno il 45% di pasta di cacao ed il 26% di burro di cacao.

Il cioccolato al latte, contiene mediamente il 25% di cacao ed il 14% di latte; per la sua composizione, il cioccolato al latte contiene il 25% di grassi

in più rispetto a quello fondente (tra grassi del latte e burro di cacao). Infine il cioccolato bianco è il più calorico, viene prodotto con burro di cacao al 20%

ed almeno il 14% di latte o derivati. Non contiene cacao (e di conseguenza non contiene le proprietà benefiche del cacao).

 

Cioccolato fondente i benefici per il cuore

 

Grazie ad alcune sostanze contenute nel cacao, come i flavonoidi e i polifenoli, il cioccolato fondente ha proprietà cardioprotettive;

queste sostanza, infatti, aiutano le arterie a mantenersi flessibili e in salute, avendo un effetto anti-ipertensivo. Inoltre, grazie alla presenza di teobromina,

il cioccolato fondente agisce sulla muscolatura del cuore con effetti cardiostimolanti che aiutano a prevenire l'infarto

 

Cioccolato fondente, antidepressivo e stimolante

 

Il cioccolato fondente contiene triptofeno, una sostanza che stimola la produzione di serotonina, conosciuto anche come l'ormone del buonumore e della felicità.

La presenza di questa sostanza, insieme a quella dell'anandamide, rende il cioccolato fondente un ottimo alimento anti-depressivo.

Questo effetto di benessere, sebbene transitorio può anche aiutare a migliorare il sonno, se non si eccede nelle quantità.

Il cacao, infatti, contiene anche una minima quantità di caffeina che può causare eccitazione ed euforia.

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LE PROPRIETA' DEI KUDZU

Kudzu: proprietà, benefici e utilizzi 

 

Gli occidentali la chiamano “Kuzu” (o “Kudzu”) mentre gli asiatici la identificano con il nome di “Pueraria montana”.

Comunque la si chiami, si tratta di una pianta selvatica rampicante originaria del Giappone – appartenente alla famiglia delle Fabaceae – che cresce soprattutto lungo le pendici di vulcani e montagne.

Nonostante i magnifici fiori (dal viola al blu), del Kuzu a scopi terapeutici non vengono utilizzati né i petali né la pianta, bensì le (già citate) radici. 

                     Il kudzu è una pianta curiosa 

originaria di Estremo Oriente.

È utilizzata da migliaia di anni nella medicina cinese per occuparsi delle dipendenze, di emicrania, diarrea, vomito, ipertensione, acufeni, ecc.

Oggi, il kudzu è soprattutto utilizzato per aiutare superare la dipendenza da tutte “le droghe„ del quotidiano: alcool, tabacco, zucchero, ecc. Il kudzu

appartiene alla famiglia delle fabaceae, come il fagiolo, il pisello, la lenticchia, l'arachide, la soia, la liquirizia, e i“glicini„ . Del resto, i fiori porpora del kudzu scaturiscono in mazzi come i fiori del glicine.

 

La storia del kudzu comincia in Cina, in Giappone, in Corea, a Taiwan, nelle Filippine, Vietnam e Malesia, nell'Indonesia ed in Nuova Caledonia .

Nel 1876, in occasione del centenario della nascita degli Stati Uniti, il padiglione giapponese a Filadelfia consisteva in un giardino splendido esotico.

Gli americani furono conquistati dal kudzu, dal profumo zuccherato e dalle foglie ampie e carnose .

Negli anni 1920, una coppia di giardinieri, in Florida, si mise a commercializzare il kudzu come pianta foraggera, molto apprezzata dalle capre. 

Più tardi, durante la grande depressione degli anni 1930, l'Ufficio Federale per la Preservazione del Suolo ordinò di piantare del kudzu in massa per impedire i fenomeni erosivi del terreno.

 

                 Tra le applicazioni più diffuse del Kuzu ricordiamo:

 

acidità e bruciore di stomaco: assorbendo i succhi gastrici in eccesso, il Kuzu fornisce un immediato sollievo da dolore e bruciori e riduce le recidive in caso di ulcera blanda;

reflusso gastroesofageo: per merito delle sue proprietà antiacide, il Kuzo previene la salita dei succhi nell’esofago nonché la propagazione all’interno delle vie respiratorie;

dissenteria e stitichezza: l’effetto “tampone” del Kuzu si estende anche all’intestino, dove è in grado di alleviare l’irritazione del colon.

    Inoltre è in grado di sbloccare gli stati di stitichezza cronica;

spossatezza: l’amido del Kuzu presenta anche proprietà specifiche nell’ambito del recupero dell’energia e del sano equilibrio psicofisico.

Dal cinese, kudzu si traduce 

come “eliminatore di intossicazione

 

Il dott. David Lee aveva già osservato che i cinesi del nord bevevano tisana di kudzu per far passare la sbronza e la bocca impastata dopo una bevuta esuberante.

Nel 1991, il dott. David Lee condusse uno studio in Cina, all'università di Shin-Yanget.

Provò gli effetti di una tisana di kudzu su ratti di laboratorio ai quali si era fatto assumere dell'alcool.

Il coordinamento motorio dei ratti risultò migliorato. Sembravano meno intossicati . 

Non esistono purtroppo molti altri studi sull'efficacia del kudzu nello svezzamento da alcool. Tuttavia, numerosi consumatori di kudzu hanno ottenuto risultati molto convincenti. 

A tal punto che il kudzu ormai è preso in considerazione

in tutti i tipi di dipendenza: alcool, tabacco, droghe, medicine, caffè, cioccolato, lavoro, sport.

 

Gli isoflavoni contenuti nel kudzu :

 

  • permettono di alleviare la dipendenza.
    - Intervengono nel sistema della ricompensa.
    - Stimolano la produzione di dopamina al posto 
  •       della vostra   “droga„ favorita.

Siete allora più rilassati, e la vostra attenzione si devia dell'oggetto della vostra dipendenza. Non considerate più la necessità di prendere un altro bicchiere di vino o alcol, un'altra sigaretta o un ennesimo quadratino di cioccolato o un dolce.

Il kudzu riesce a compensare il piacere che vi procura la vostra “droga„ abituale e permette di ridurre la vostra dipendenza.

Tutto questo senza che il kudzu sia a sua volta un oggetto di dipendenza. Inoltre, numerose prove cliniche hanno confermato la sua innocuità.

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MANGIARE IL POLLO CONCILIA IL SONNO

Il pollo per combattere i disturbi del sonno

I CONSIGLI DEL DR.MARCO BARONI

Il pollo rientra perfettamente in quello schema di alimentazione sano ed equilibrato che prevede,

soprattutto per il pasto serale, cibi facilmente digeribili, che non richiedono un eccessivo impegno da parte dell'apparato digerente.

La carne bianca può essere quindi un rimedio in più per combattere i disturbi del sonno,

che colpiscono circa 12 milioni di italiani, soprattutto donne anche se, per entrambi i sessi,

si evidenzia un trend crescente in relazione all'aumento dell'età. 

Le cause più comuni sono legate allo stress, all'ansia e alle cattive abitudini alimentari.

 

Come cucinare la carne bianca

 

Il pollo quindi, ma anche il tacchino, è tra i cibi migliori per favorire il sonno.

È un alimento leggero che favorisce la sintesi della serotonina e della melatonina,

gli ormoni dell'addormentamento. 

Meglio se cucinato in modo semplice, solo con olio extravergine,

ma si possono usare anche spezie o erbe odorose come basilico, rosmarino e zafferano.

È meglio evitare invece spezie piccanti o eccitanti come pepe, peperoncino o paprika

perché possono provocare un'eccessiva secrezione gastrica e favorire i risvegli notturni.

 

CARATTERISTICHE DELLA CARNE DI POLLO

 

I plus nutrizionali delle carni avicole

 

Eccellente fonte di proteine animali, con un contenuto proteico per 100 grammi di parte edibile che va dai 17 grammi dell’ala con pelle ai 23 del petto,

dalla loro pollo e tacchino hanno anche una considerevole composizione in amminoacidi in grado di fornire un elevato apporto di lisina, istidina e arginina,

oltre che di aminoacidi ramificati (valina, leucina e isoleucina). 

Il tutto a fronte di un contenuto in collagene particolarmente ridotto che, insieme al minor calibro delle fibre muscolari, tipico di queste carni,

le rende particolarmente digeribili e adatte all’alimentazione sia di soggetti sani, sia di chi è affetto da patologie.

 •il ridotto contenuto in grassi (da 1 a 6 grammi per 100 grammi di prodotto, a seconda delle parti utilizzate) e in colesterolo (50-60 mg/100 g), nettamente più basso rispetto ad altre fonti proteiche animali;

•il buon contenuto in acido oleico, monoinsaturo, un elemento al quale la comunità scientifica attribuisce notevole importanza nel ridurre l’impatto negativo sulla salute del colesterolo e dei lipidi in genere;

•il rapporto fra acidi grassi insaturi (“buoni” per la salute) e saturi (“cattivi”) di 0,92 per il petto di pollo, molto vicino a quello raccomandato (intorno a 1) per una dieta ottimale;

•il moderato valore energetico: 100 kcal per 100 grammi di petto di pollo, 104 kcal per 100 grammi di fesa di tacchino, 125 kcal per 100 grammi di coscia di pollo con pelle.

•il buon contenuto di vitamine e di minerali: zinco, rame e ferro, simile a quello riscontrabile in altri tipi di carni.

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FIBRE ALIMENTARI

Fibre alimentari: 

i benefici e i rischi per la salute

da paginemediche.it

 

Le fibre sono alimenti importanti, favoriscono il processo di assorbimento dei nutrienti e la motilità dell'intestino. 

Esistono tuttavia anche delle controindicazioni a cui bisogna prestare attenzione. 

Anche nel campo dell'alimentazione vigono leggi che, pur se non scritte, risultano estremamente condizionanti e

accettate dalla maggioranza: una di queste è quella relativa al posto che le fibre occupano nell'immaginario collettivo.I benefici delle fibre

Preceduti da un decennio di amore sviscerato per la crusca, che fece la fortuna di negozi allora dimenticati come quelli di granaglie,

sono usciti sul mercato miriadi di prodotti che enfatizzano la loro efficacia con la presenza di fibre. Come al solito noi di ASIA siamo chiamati a fare chiarezza.

Prima di tutto va precisato che le fibre non sono alimenti buoni o nocivi di per sè in quanto non vengono digerite, ma sono importanti in quanto

favoriscono alcune funzioni nel processo di assorbimento dei nutrienti

Si distinguono in solubili e non solubili. Le prime hanno un ruolo nel ridurre l'assorbimento di zuccheri e grassi, le seconde producono un effetto massa

che favorisce il transito intestinale e quindi la defecazione, soprattutto se accompagnate da un congruo apporto di liquidi, in particolare acqua.

Tutte producono un buon senso di sazietà e quindi aiutano a ridurre l'introito di cibo. Giocano un ruolo anche nel favorire la crescita

delle flora batterica intestinale non patogena e quindi indirettamente nel potenziare l'apparato immunitario. 

Queste caratteristiche le rendono un cibo di sicura importanza nell'alimentazione umana.

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Il Fruttosio: può far male ai bimbi

FRUTTOSIO PARAGONABILE ALL’ALCOL PER I SUOI EFFETTI SULLA SALUTE?

 

I ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sostengono

che il fruttosio potrebbe scatenare effetti simili a quelli dell’alcol nel fegato dei bambini,

i risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Hepatology.

 

Ogni grammo in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero di circa 25 gr. sarebbe in grado di accrescere di una volta e mezza il rischio di sviluppare gravi malattie epatiche,

poiché a differenza del glucosio, che può essere utilizzato quasi da ogni cellula del nostro corpo, il fruttosio può essere metabolizzato solo dal fegato.

Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo.

”Diversi studi hanno provato che l’elevato consumo di zucchero è associato a numerose patologie sempre più frequenti in età pediatrica come l’obesità, il diabete di tipo II e le malattie cardiovascolari.

Ma poco si sapeva del suo effetto sul tessuto epatico, almeno fino ad oggi” spiega Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epato-metaboliche del Bambino Gesù. 

Con la nostra ricerca abbiamo colmato la lacuna. Gli spuntini dei bambini dovranno essere solo eccezionalmente a base di succhi di frutta o merendine confezionate e non la regola quotidiana”.

Fonte: Ansa

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LATTE E LATTICINI SONO RESPONSABILI DEI TUMORI?

Latticini e Tumori

 

Esiste una correlazione tra latticini e tumori?

Facciamo il punto su tutte le ricerche

da Assolate

 

Spesso si associano erroneamente i latticini al rischio di contrarre tumori di vario genere, a causa della disinformazione dilagante che circola ormai da tempo in rete.

Il propagarsi di siti e blog che propinano alle persone pseudo-ricerche o storie basate sul nulla, fanno sì che qualsiasi notizia, vera o inventata, diventi di dominio pubblico e purtroppo, a volte, presa come un dato di fatto.

 

La falsa credenza secondo la quale il consumo sporadico o giornaliero, non è specificato, del latte e dei latticini porti a un incremento significante della comparsa

di tumori di vario tipo è sostenuta da certi ricercatori in base ai loro studi sulle proprietà del latte.

 

L’incidenza nella comparsa di un tumore è attribuita ad una sostanza presente nelle proteine del latte, la caseina, che lo compone per circa l’80%, mentre il restante 20% è composto dalle proteine del siero. 

Questa proteina è accusata di essere responsabile del cancro alla prostata soprattutto a causa di alcuni testi che approfondiscono l’argomento, come The China Study di T.Colin Campbell.

In questo libro, che raccoglie i dati dello studio condotto in Cina durante gli anni ’80, si afferma che tutte le proteine, tra cui anche quelle da cui è composto il latte, siano responsabili per l’insorgenza del tumore alla prostata.

Campbell evita di affermare, nel suo libro, che facendo seguire la dieta da lui proposta ai topi dell'esperimento, quindi eliminando completamente le proteine dall’alimentazione,

questi morivano comunque di tumore. Il tumore sviluppato dai topi non era quello studiato nella ricerca, ossia quello alla prostata, ma era un tumore epatico;

si evince quindi che seguire una dieta sbilanciata non è mai la strada giusta da percorrere.

Il latte è stato collegato spesso erroneamente anche all’incidenza di tumore alle ovaie, anche se non secondo gli studi scientifici che sono stati condotti sull’argomento,

come sottolineato dal World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research. 

 

Secondo il rapporto, non esistono prove scientifiche che ne evidenzino la correlazione, ma soltanto la probabilità.

 

Un’altra correlazione sbagliata tra latticini e tumori è quella tra il consumo di latte e la comparsa del tumore al seno nelle donne. 

Si è studiato che una dieta ricca di grassi può portare a una maggiore probabilità di insorgenza di cancro al seno, ma questo dato non deve essere collegato

necessariamente al consumo di latte e certi latticini, considerando che  il latte intero conta una percentuale di soli 3,6% di grassi sul suo peso totale, mentre quello scremato ne ha addirittura solo lo 0,2%.

Altri latticini che proteggono l’organismo dalla comparsa del cancro al colon sono lo yogurt e il latte fermentato, grazie ai lattobatteri al loro interno.

Anche chi segue una dieta vegetariana può tranquillamente consumare la dose consigliata di latte e latticini, perché non prevedono

il sacrificio di nessun animale, prevenendo così il rischio di insorgenza di cancro al colon in età avanzata.

 

 

 

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La soia e suoi derivati

Soia e suoi derivati

 

  un legume particolare che  merita un paragrafo a parte vista la quantità di proteine offerta, pari a ben il 37% del peso del prodotto a secco. 

La soia proviene dall’Asia ma è un prodotto che oggi si trova comunemente in qualsiasi bottega di generi alimentari

e si declina in molteplici prodotti, altamente nutrienti e digeribili. 

A partire dal latte di soia, salvezza di un gran numero di intolleranti al lattosio; la farina di soia, ricca di proteine e scarsa di grassi;

il tofu, il famoso formaggio di soia, che integra da anni le ricette vegetariane; il miso, prodotto esotico largamente diffuso anche in Italia,

un energizzante naturale basato sulla fermentazione di soia gialla e sale e adottato come insaporitore per molti piatti, a partire dalla famosa zuppa giapponese. 

E poi c’è il tempeh, ovvero la cosiddetta carne di soia: nata anch’essa dal processo di fermentazione, che ne conserva la maggior parte delle proprietà,

per il suo elevato contenuto proteico è definita la carne dei vegetariani.

 

Le proprietà della Soia 

 

I semi di soia contengono proteine (circa il 36%) e grassi (20%), quest’ultimi costituiti prevalentemente da acidi grassi insaturi i quali rivestono un ruolo fondamentale per il nostro organismo:

essi infatti svolgono un’azione di prevenzione contro numerose alterazioni e malattie. 

Questo legume è inoltre ricco di minerali come il calcio, il fosforo, il potassio, il magnesio e il ferro. Sono presenti inoltre vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6 e vitamina C. 

La soia contiene anche fibra bel tollerata dal nostro organismo che concorre a combattere la stitichezza, regolarizza la glicemia e il tasso di colesterolo nel sangue.

La soia, oltre ad apportare un alto contenuti nutritivo, è in grado di esercitare anche diversi effetti benefici sul nostro organismo. 

È stato dimostrato che la soia abbassa il colesterolo, favorisce la mineralizzazione delle ossa prevenendo l’osteoporosi, aiuta l’apparato digerente in caso di intestino pigro,

è un buon antititumorale (in particolare contro tumore al colon, fegato, seno e prostata) e infine, grazie agli Isoflavoni, la soia è un buon rimedio contro i disturbi della menopausa. 

Questo perchè gli Isoflavoni aiutano a reintegrare parte degli estrogeni, non prodotti più dalle ovaie. 

 

www.viversano.net/alimentazione/mangiare-sano/proprieta-della-soia/

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CARDAMOMO

CARDAMOMO: PROPRIETA' E BENEFICI

 

 

Il cardamomo è una pianta spesso utilizzata nelle ricette orientali. Dalle riconosciute proprietà curative, questo rimedio naturale si può trovare in due differenti specie:

la Elettaria cardamomum (più comune in Occidente, di colore chiaro) e la Amomum subulatum (anche nota come cardamomo nero o nepalese).

Appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae, il cardamomo trae le sue origini dall’area a est dei Balcani e dall’India ed è coltivato con successo soprattutto nel subcontinente indiano, nello Sri Lanka e in Malesia.

È inoltre uno degli ingredienti con i quali si ricava il curry.

 

In 100 grammi di cardamomo sono contenuti elevati livello di manganese (28 mg, 1217% della RDA – assunzione giornaliera raccomandata),

calcio, potassio, zinco, ferro, fosforo, magnesio e rame. Utilizzabile sia in cucina che per la realizzazione di tisane, così come attraverso la masticazione di alcuni semi.

 

Proprietà curative

 

Le proprietà curative del cardamomo interessano varie zone del corpo umano. A cominciare dal tratto digerente, che beneficia dei semi di questa pianta per la cura di problemi al sistema urinario, delle emorroidi e,

secondo la medicina tradizionale cinese, in caso di mal di stomaco o diarrea.

Il cardamomo può inoltre intervenire per calmare e risolvere il gonfiore intestinale, attenuando i sintomi di flatulenza. Possibile anche il suo impiego preventivo aggiungendone 3 o 4 semi durante la cottura di alimenti “a rischio”,

ad esempio broccoli, cavolfiori e cavoli, senza tuttavia alterarne il gusto.L’azione benefica offerta dal cardamomo riguarda come detto un ampio spettro di intervento.

Anche il cavo orale può trarre beneficio dal suo impiego, anche in caso di patologie come il mal di gola, il raffreddore e la tosse.

Utilizzati in India anche per mantenere la salute dei denti, i suoi semi possono essere masticati lentamente in bocca per combattere l’alito cattivo.

Molto utile in questi casi, come per le affezioni alle vie respiratorie, l’impiego del suo infuso. Si rivela inoltre utile anche nel trattamento delle gengive infiammate.

 

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Le proprietà dei cereali

Cereali: tipi e proprietà

          da paginemediche.it

I cereali sono alimenti pieni di amido, fortemente consigliati dai nutrizionisti

perché capaci di assicurare l'apporto delle calorie necessarie al nostro organismo.

 

Essi possono essere consumati raffinati o integrali:

quelli raffinati presentano soltanto la parte fatta di amido;

quelli integrali mantengono anche le parti esterne;

La differenza sostanziale tra questi due tipi è che i cereali raffinati sono più digeribili, mentre quelli integrali sono preferibili per chi soffre di stipsi o di ipercolesterolemia.

 

Cereali e legumi: il pasto completo

 

Quando poi i cereali sono associati ai legumi, il piatto diventa veramente completo; questo perché le proteine contenute nei cereali non sono sufficienti al fabbisogno giornaliero, quindi è necessario integrarli con altri alimenti più proteici e, tra questi, preferibilmente le proteine vegetali contenute in lenticchie, piselli, ceci e fagioli sono quelle più adatte ad una dieta sana e nutriente.

 

Tipo di cereali: frumento, mais e riso

Ma questi cereali li conosciamo proprio tutti? Sicuramente conosciamo bene il frumento, da cui pasta e pane derivano, il mais e il riso, che sono i cereali più conosciuti. Eppure ce ne sono tanti altri, che ultimamente si stanno lentamente rivalutando, soprattutto grazie alla riscoperta delle antiche tradizioni alimentari italiane.

Cereali: il frumento

È il cereale più conosciuto. È anche un cereale molto ricco di glutine, le cui proteine, impastate con acqua, producono un tipo di massa ideale per la produzione di pane e pasta. La differenza tra i due tipi che si trovano in commercio, grano duro e grano tenero, è essenzialmente nella quantità di glutine presente.

 

Cereali: il mais

 

Proveniente dal Messico, in Italia viene utilizzata essenzialmente sotto due forme: sotto forma di farina per la preparazione della polenta oppure sotto forma di chicchi in scatola per insaporire le insalate oppure da saltare in padella con il burro. Sotto la prima forma, il mais è una buona alternativa al frumento per chi soffre di celiachia, poiché il mais è privo di glutine, mentre il mais in chicchi è più simile, per composizione, ai legumi ed è ricco d'acqua.

 

Cereali: il riso

 

Altro cereale conosciutissimo in Italia, e anch'esso senza glutine, si può consumare bianco o integrale. Quello bianco non ha fibre e, purtroppo, durante la raffinazione, resta privo anche di grassi e proteine; quello integrale, invece, conserva fibre, proteine e grassi, ma ha diversi svantaggi: ci mette molto tempo a cuocersi, si conserva poco e male e ha una consistenza diversa da quello bianco che molti non gradiscono. Quello più utilizzo è solitamente il riso parboiled, raffinato ma trattato a vapore, in maniera da conservare il valore nutritivo e anche la consistenza durante e dopo la cottura.

 

Cereali: la segale

Questo tipo di cereale è molto utile in gravidanza e durante la crescita, poiché ha un altissimo contenuto di acido folico, associato anche a ideali quantità di fosforo, potassio e proteine. Viene soprattutto utilizzato sotto forma di farina integrale per la preparazione di pane e similari, dal sapore acidulo e dal potere lievemente lassativo.

Cereali: l'orzo

Ideale durante la crescita grazie al contenuto di magnesio e silicio, la sua proteina, l'ordeina, ha un buon effetto cardiotonico. Anche l'orzo viene spesso utilizzato per guarnire le torte ma è saporito anche nelle zuppe di cereali, soprattutto nella varietà perlato.

 

Cereali: l'avena

Seconda soltanto al frumento, anche l'avena è un vero e proprio concentrato di energia, grazie al contenuto di grassi; inoltre, contiene ormoni vegetali che stimolano la funzione tiroidea. Può essere mangiata sotto forma di chicchi, mettendola a mollo circa due ore prima di cuocerla, o in fiocchi a colazione da aggiungere allo yogurt o al latte.

 

Cereali: il farro

Ottimo per le zuppe di cereali, il farro ha molti elementi utili all'organismo: fibre, vitamine B1 e B6 per la pelle, proteine in grandi quantità, acidi grassi insaturi contro il colesterolo.

 

 

 

 

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Sali del Mar Morto

I SALI DEL MAR MORTO  

 

Hai mai sentito parlare dei sali del Mar Morto?

 

 

Il Mar Morto è il punto più basso della Terra: si trova a ben 394 metri sotto il livello del mare.

E' un lago salato situato tra Israele e Giordania.

A causa della mancanza di corsi d'acqua effluenti e della forte evaporazione, dovuta alle alte temperature della regione,

le sue acque hanno una salinità elevatissima, 10 volte superiore a quella degli altri mari.

I Sali del Mar morto sono considerati ottimi per un bagno attivo e rilassante,

sono molto apprezzati nei trattamenti cosmetici e contro gli inestetismi della cellulite.

I Sali favoriscono la bellezza della pelle rendendola più elastica, luminosa e morbida, nonostante l’età.

Il Mar Morto è il punto più basso della Terra: si trova a ben 394 metri sotto il livello del mare.

                                    Le Proprietà del Sale del Mar Morto:

 

  • permette di ritrovare salute, bellezza e vitalita'
  • combatte gli inestetismi cutanei (pelle a buccia d'arancia, ragadi ecc.)
  • trattamento dei principali problemi cutanei (psoriasi, acne ed eczemi, dermatiti ecc.)
  • ristruttura e rimineralizza il cuoio capelluto
  • attenua stati dolorosi muscolari o reumatici di lieve entità (come quelli derivanti dalle condizioni atmosferiche)
  • tonifica la circolazione

 

 I Sali del Mar Morto sono conosciuti da più di duemila anni

per le sorprendenti proprietà curative ed estetiche dovute

all’ altissima concentrazione di cloruro di magnesio (32% circa) e cloruro di potassio (25% circa).

I sali del mar Morto aiutano a smaltire le tossine accumulate dall’ organismo e ad incrementare la traspirazione dei tessuti.

In più, la forte concentrazione di potassio produce anche un leggero effetto diuretico e contribuisce ad attenuare pesantezza e gonfiori alle gambe.

Grazie alla proprietà batteriostatica, questi sali sono anche ottimi coadiuvanti nella cura della psoriasi,

dei cosiddetti “funghi della pelle” e delle infezioni vaginali da trychomonas (tricominiasi).

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ILCARDO E LE SUE PROPRIETA'

IL CARDO E LE SUE PROPRIETA'

 

Il Cardo mariano, il cui nome botanico è Silybum marianum, è una pianta erbacea che cresce spontanea in tutta la macchia mediterranea,

ossia la vegetazione caratteristica di tutte quelle terre che si affacciano sul Mar Mediterraneao.

La pianta è nota per il suo uso come fitoterapico: in questo campo di applicazione ciò che si raccoglie e utilizza della pianta è il frutto. 

Il cardo è noto principalmente per avere proprietà protettive nei confronti del fegato grazie ad una miscela di flavonolignani presente nei suoi acheni e chiamata silimarina.

Questa miscela ha ottime proprietà depurative e protettive nei confronti del fegato e viene quindi impiegata in casi di intossicazioni causate da alcool, epatite, droghe. 

La silimarina è anche impiegata nei casi di intossicazione da funghi velenosi, nel caso specifico dell’Amanita Phalloides, fungo estremamente pericoloso.

I l cardo mariano è stato approvato negli Stati Uniti nel 1986 come trattamento delle malattie del fegato e viene ampiamente utilizzato per il trattamento

dell’epatite alcolica, per la cirrosi e per l’epatite virale.

Il cardo un ortaggio tipico del periodo invernale ed è contraddistinto da un apporto calorico particolarmente basso. Solitamente, a causa delle sue coste fibrose

e abbastanza dure, va consumato cotto, ad eccezione del cardo gobbo che essendo più tenero può anche essere consumato crudo.

                                       Proprietà Galattogene

Grazie alle sue proprietà galattogene viene spesso prescritto alle neo mamme in quanto stimola la produzione di latte materno.

                                                 Anti Stress

Per le sue proprietà toniche e decongestionanti è un ottimo aiuto anche in caso di stress, fatica e depressione.

                                       Calcoli alla Cistifellea

Assunto sotto forma di tintura madre viene in aiuto in caso di calcoli alla cistifellea.

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LE MELE- Caratteristiche e qualità

Mela, la salute in un frutto

da pagimemediche.it

 

 

Il melo, scientificamente definito Malus domestica ed appartenente alla famiglia delle Rosacee, è oggi una delle piante da frutto più coltivate. Originaria dei paesi dell’Asia centrale ed occidentale, tale pianta per i suoi frutti era già nota all’uomo fin dai tempi del Neolitico, cioè ai primordi dell’agricoltura, geograficamente diffondendosi in tempi successivi con l’evolversi delle varie civiltà.

Nel bacino del Mediterraneo ebbe grande diffusione nelle società egizia prima e greco-romana dopo, ed anzi furono proprio i Romani ad introdurne la coltivazione nell’attuale Gran Bretagna. Tale pianta, diffusa ormai fino a tutto il Nord-Europa, predilige i climi freschi e temperati. In Italia viene coltivata nelle zone settentrionali, sia in pianura che in collina anche fino ai 900 metri circa di altezza, ed anzi i forti sbalzi di temperatura favoriscono nelle varietà più diffuse la colorazione del frutto e la croccantezza della polpa; nel Meridione le coltivazioni trovano migliori condizioni di vita in terreni freschi ed irrigabili, anche su plaghe collinari o montagnose, purché esposte alla luce e quindi a Sud.

In epoche a noi più vicine, dopo le grandi scoperte geografiche e con l’inizio delle lunghe navigazioni oceaniche, le mele, insieme agli agrumi, ai cavoli e poche altre verdure meno deperibili, furono l’alimento di cui gli equipaggi delle navi 'facevano cambusa' per un’alimentazione più equilibrata, mirata ad assicurare l’apporto di Vitamine in generale e Vitamina C in particolare nella dieta di bordo, al fine di prevenire e combattere lo scorbuto, di cui i marinai si ammalavano.

 

Varietà di Mele 

 

Oggi si contano al mondo circa settemila varietà di mele, di cui nominalmente duemila nella sola Italia: una corretta definizione delle stesse è tuttavia resa difficile sia per la sovrapposizione storica delle denominazioni sia per le specie estinte sia per quelle ormai irreperibili.

 

Proprietà della Mela

 

Nutrizionalmente parlando, il discorso si presenta abbastanza articolato. La mela è connotata da un indice di sazietà non molto elevato; è inoltre un buon alimento per un veloce spuntino, magari associato a qualche alimento proteico o grasso, non contenendo tale frutto né grassi né proteine. Modesta è la presenza degli Zuccheri con 10g/100g; contenuto è altresì l’apporto delle calorie: 40kcal/100 gr; cospicua è invece la presenza di Sali Minerali, delle Vitamine del gruppo B, della Vitamina C nonché del potassio. 

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9 CIBI DA EVITARE

LE 9 TRA VERDURE E FRUTTA CHE 

NON DOVREBBERO ESSERE MANGIATE 

PER COLORO CHE VOGLIONO DIMAGRIRE

di R.G.Bijno

 

 

Secondo quanto indicato da molti illustri dietologi, mangiare abitualmente una serie di verdure e frutta che qui sotto indicherò, aumenta il rischio che il nostro peso aumenti.

I consigli che evidenzio sono solo per coloro che vogliono perdere peso e non per quelle che non hanno questo problema.

Quasi tutti i cibi di cui parlo, hanno molti benefici ed aiutano il nostro organismo: ho voluto con questo breve articolo  evidenziare i possibili pericoli che questi alimenti possono generare nelle persone che vogliono dimagrire.

Ovviamente in questi casi si parla di consumo continuativo e costante, nulla però ci vieta di poter assaporare questi cibi ogni tanto.

Come sempre vale il proverbio che “ il troppo storpia”, ciò ogni eccesso, dal bere al mangiare può provocare danni al nostro organismo.

Un esempio per tutti. Tra i cibi da tenere sotto controllo ci sono le patate. Una verdura tra le più apprezzate ed utilizzate da tutti. A me piacciono in qualsiasi modo vengano cotte, da quelle bollite a quelle fritte, sino al arrivare ai gnocchi e suoi derivati.

Se  noi mangiamo patate una volta alla settimana o ogni 10 giorni, il nostro corpo assorbe e beneficia di questo cibo, senza alterarlo. 

 

Vediamo ora insieme queste verdure e frutta per capire meglio come comportarci.

 

IL COCCO

 

Il cocco contiene fibre vegetali e acqua, ma anche una parte grassa, che lo rende un frutto molto nutriente e che nello stesso tempo fa salire il conteggio delle calorie. Infatti è bene ricordare che 100 grammi di polpa di cocco, considerando dunque soltanto la parte commestibile, apportano 360 calorie.

 

 

 

LA BANANA 

 

Ricca di amido, zuccheri, vitamina B1, B2, C, E, minerali (fosforo, magnesio, sodio, potassio, ferro, zinco) e tannini. Le proteine presenti in un frutto sono 1,09, i grassi 0,33, i carboidrati per differenza 22,84, le fibre 2,6. Un frutto del peso di 100 grammi, contiene: 89 calorie, 0,33 grassi, 22,84 carboidrati, 74,91 acqua.

 

IL MANGO

  Questo buonissimo frutto ha diverse controindicazioni. L’elevata presenza di zuccheri ad esempio, non lo rende particolarmente indicato per i diabetici. Queste persone lo possono consumare ma solo in quantità ridotte e ovviamente, sotto parere del medico. Essendo ricco di fibre, il mango non deve essere consumato in quantità eccessive altrimenti le azioni benefiche lassative possono arrivare a provocare coliti e diarrea. In alcuni soggetti il mango maturo può avere alcuni effetti collaterali e irritanti, specialmente sulla lingua e le labbra.

 

 LE PRUGNE SECCHE

Questo buonissimo frutto ha diverse controindicazioni. L’elevata presenza di zuccheri ad esempio, non lo rende particolarmente indicato per i diabetici. Queste persone lo possono consumare ma solo in quantità ridotte e ovviamente, sotto parere del medico. 

 

L'AVOCADO

 

 

Le controindicazioni dell’avocado consistono soprattutto nel suo essere dotato di un contenuto calorico molto elevato. Per questo motivo non è affatto consigliato per coloro che intendono dimagrire. Essendo molto ricco di potassio, la sua assunzione potrebbe rappresentare un problema per coloro che soffrono di insufficienza renale

Questi pazienti devono sempre consultare il loro medico, per vedere se è opportuno consumare questo frutto.

 

LA PATATA

 

Le patate hanno in media una resa calorica pari ad 86 calorie per 100 grammi

A causa della loro facile fermentatività le patate sono solo controindicate negli stati di dilatazione gastrica.

 

BIBITE ZUCCHERATE

 

Una delle cause accertate dell’epidemia di eccesso ponderale tra bambini e adolescenti è l’abitudine diffusa in molte famiglie di bere bevande zuccherate. Le bibite rientrano a pieno titolo nel cosiddetto junk food, ovvero cibo spazzatura, e la disinformazione è tanta.

Il cosiddetto cibo spazzatura non dovrebbe entrare nemmeno occasionalmente nell’alimentazione dei bambini. Certo, si potrà obiettare: che male potrà fare un bicchiere di una bevanda zuccherata una volta ogni tanto? Il punto, però, non è questo. Il punto è educare i bambini a nutrirsi in maniera sana, perché è solo attraverso la formazione che si possono ottenere risultati. È solo attraverso l’informazione che i più giovani potranno imparare a nutrirsi nel rispetto della propria salute.

 

L'ANANAS

  Si sconsiglia di assumere l’ananas in contemporanea con farmaci coagulanti e se si soffre di ulcere, di gastrite, di emofilia e di allergie respiratorie. E’ meglio non mangiarne durante l’allattamento, può causare allergie nel neonato.

Si sconsiglia il consumo alle donne in gravidanza.

Se si assumono larghe dosi d’integratori di bromelina si può andare in contro ad effetti collaterali, quali orticaria, dissenteria e rigetto.

 

LE CASTAGNE ARROSTITE

 

 

La castagna rappresenta, in generale, un ottimo alimento. Non è, però, consigliata in caso di diabete, per la ricchezza di zuccheri; nelle persone che stiano seguendo una dieta ipocalorica, per l’elevato apporto di energia; in chi soffre di colite e aerofagia; nei soggetti con disturbi a carico del fegato.

 

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LE MELE- Caratteristiche e qualità

Mela, la salute in un frutto

da pagimemediche.it

 

 

                Il melo, scientificamente definito Malus domestica ed appartenente alla famiglia delle Rosacee, è oggi una delle piante da frutto più coltivate.

Originaria dei paesi dell’Asia centrale ed occidentale, tale pianta per i suoi frutti era già nota all’uomo fin dai tempi del Neolitico, cioè ai primordi dell’agricoltura, geograficamente diffondendosi in tempi successivi con l’evolversi delle varie civiltà.

Nel bacino del Mediterraneo ebbe grande diffusione nelle società egizia prima e greco-romana dopo, ed anzi furono proprio i Romani ad introdurne la coltivazione nell’attuale Gran Bretagna.

Tale pianta, diffusa ormai fino a tutto il Nord-Europa, predilige i climi freschi e temperati. In Italia viene coltivata nelle zone settentrionali, sia in pianura che in collina anche fino ai 900 metri circa di altezza, ed anzi i forti sbalzi di temperatura favoriscono nelle varietà più diffuse la colorazione del frutto e la croccantezza della polpa; nel Meridione le coltivazioni trovano migliori condizioni di vita in terreni freschi ed irrigabili, anche su plaghe collinari o montagnose, purché esposte alla luce e quindi a Sud.

In epoche a noi più vicine, dopo le grandi scoperte geografiche e con l’inizio delle lunghe navigazioni oceaniche, le mele, insieme agli agrumi, ai cavoli e poche altre verdure meno deperibili,

furono l’alimento di cui gli equipaggi delle navi 'facevano cambusa' per un’alimentazione più equilibrata, mirata ad assicurare l’apporto di Vitamine in generale e Vitamina C

in particolare nella dieta di bordo, al fine di prevenire e combattere lo scorbuto, di cui i marinai si ammalavano.

 

Varietà di Mele 

 

Oggi si contano al mondo circa settemila varietà di mele, di cui nominalmente duemila nella sola Italia: una corretta definizione delle stesse è tuttavia resa difficile sia per la sovrapposizione storica delle denominazioni sia per le specie estinte sia per quelle ormai irreperibili.

 

Proprietà della Mela

 

Nutrizionalmente parlando, il discorso si presenta abbastanza articolato. La mela è connotata da un indice di sazietà non molto elevato; è inoltre un buon alimento per un veloce spuntino, magari associato a qualche alimento proteico o grasso, non contenendo tale frutto né grassi né proteine.

Modesta è la presenza degli Zuccheri con 10g/100g; contenuto è altresì l’apporto delle calorie: 40kcal/100 gr; cospicua è invece la presenza di Sali Minerali, delle Vitamine del gruppo B, della Vitamina C nonché del potassio. 

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I Fagioli

Fagioli

 

Le sue proprietà ed i suoi valori nutrizionali

 

Conosciuti in tutte le culture i fagioli hanno molte 

proprietà benefiche per il nostro organismo, 

ma non sempre possono essere  adatte a tutti

 

                                                                           da Viversano.net

 

PROPRIETA' 

 

I fagioli non contengono molta acqua, solo il 10%. In compenso sono ricchi di proteine (21%), glucidi e fibra. 

Contengono anche buona parte di lipidi e tanti minerali tra cui potassio, sodio e ferro. Inoltre sono ricchi di vitamine, tra cui alcune del gruppo B, E, K, J e PP. 

Non mancano neppure gli aminoacidi. Tutti questi elementi donano ai fagioli tantissime proprietà benefiche tra cui ricordiamo: Aiutano ossa, muscoli e sistema nervoso grazie alle alte quantità di fosforo potassio e calcio. 

Hanno alto potere saziante grazie alle alte 

percentuali di carboidrati. 

 

Si deve quindi fare attenzione ad assumere fagioli quando si segue una dieta a regime controllato, ma se assunti in quantità limitate possono essere un aiuto per la dieta perché saziano molto velocemente. Se assunti freschi allora il loro indice calorico è inferiore, ma non il potere saziante. 

Fanno bene agli anemici perché ricchi di ferro. Aiutano l’intestino grazie all’apporto di fibre e alla buccia che funge da ‘spazzina’ all’interno dell’apparato gastrointestinale. 

     Aiutano i diabetici perché hanno un basso indice glicemico. 

I fagioli però non sono tutti uguali: le proteine ad esempio sono presenti in quantità maggiore nei fagioli neri rispetto a quelli bianchi.

 

LE CONTROINDICAZIONI

 

                    Possibile che un legume così ricco di proprietà possa avere effetti collaterali? Purtroppo sì. 

Chi soffre di meteorismo, ad esempio, dovrebbe fare a meno dei fagioli o comunque dovrebbe consumarli in quantità ridotte perché il loro uso può aumentare i sintomi. 

 

Anche chi soffre di diverticoli infiammati dovrebbe ridurre al minimo l’assunzione di fagioli.

 

Per coloro che usano frequentemente i fagioli in scatola, già cotti, si consiglia sempre d' eliminare, mediante lavaggio con acqua, il contenuto liquido della confezione, prima di servirli a tavola.

 

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Mangiare di meno

È vero: mangiare meno ci fa vivere di più! 

UNA RECENTE RICERCA HA DIMOSTRATO CHE RIDURRE IL CONSUMO DI CALORIE PROTEGGE IL NOSTRO DNA 

di Silvio Garattini 

Direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche «Mario Negri», Mi/ano 

 

 

Quando si parla di stili alimentari adeguati, il pensiero corre immediatamente alla classica racco- mandazione: non eccedere in grassi e privilegiare frutta e verdura, mantenendo bas- si i consumi di carboidrati e proteine animali. Tuttavia, c'è un fattore ancora poco considerato. 

Quale? La quantità totale di calo- rie. Già: gli studi animali ci hanno aiutato a comprende- re che una restrizione della dieta giornaliera comporta un prolungamento della du- rata della vita. 

Gli esperimenti per verifi- carlo sono molto semplici. 

Si prendono due gruppi di topi: al primo si somministra una considerevole quanti- tà di cibo; al secondo viene concesso solo il 70 per cento di quanto ha mangiato il primo gruppo. 

Se teniamo le due popolazioni di animali in queste condizioni per tut- ta la vita, ebbene, alla fine osserveremo che il secondo gruppo vivrà il 20-30 per cento in più rispetto all'altro. 

Questa procedura è stata replicata in molte specie animali: 

dagli invertebrati ai vertebrati (dai roditori alle scimmie), con risultati tanto consistenti da far ri- tenere che il dato possa va- lere anche nell'uomo. Come mai la restrizione della dieta comporta questo vantaggio? 

Lo ha spiegato una recente ricerca olandese (sulla rivista Nature), impiegando in laboratorio dei topi, geneticamente mutati, che invecchiavano e morivano nel giro di quattro-sei mesi (contro i normali due anni di vita). In questi animali pre- maturamente "vecchi", una restrizione della dieta del 30 per cento è stata capace di triplicare la durata della loro esistenza. 

Senza entrare in dettagli troppo complicati, 

gli autori dello studio hanno dimostra- to che la restrizione dietetica (calorica) è in grado di man- tenere il patrimonio genetico in buone condizioni, riducendo i danni subiti dal nostro al Dna, che sono una causa di malattie che accorciano la durata della vita. 

Eh sì, avevano proprio ragione i nostri nonni, quando dicevano che per stare bene bisogna alzarsi da tavola con ancora un po' di fame! 

 

 

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I Lipidi

LUPINI PER RIDURRE IL COLESTEROLO: FUNZIONANO?

 

I lupini sono preziosi alleati per ridurre 

il colesterolo, ma non possono certo farlo da soli.

Di Valeria Gatti

A quanto pare, secondo un recente sondaggio reso noto da Repubblica, il 40% della popolazione italiana non sa di avere livelli di colesterolo superiori alla media.

L'allarme è che questo dato è in crescita, soprattutto nella popolazione femminile, nonostante gli incrementi di vendita di certi alimenti e la predilezione crescente per diete alternative, come la dieta vegetariana.

Oltre i 240 mg/dl si parla infatti di ipercolesterolemia: il colesterolo alto è, in gran parte dei casi, determinato dalla dieta e dalla cattiva alimentazione, sedentarietà, nonché da fattori genetici, patologie come il diabete o periodi di forte stress psicofisico.

Tutti sanno che il prediligere alimenti di origine vegetale e l'assumere pochi grassi rappresentano la migliore prevenzione di questo pericoloso disturbo.

Non va inoltre tralasciato il ruolo fondamentale rivestito dall'attività fisica: almeno mezz'ora al giorno tra scale, strada a piedi per recarsi sul posto di lavoro, giocare, saltare e correre il più possibile!

Nell'ambito di uno stile di vita corretto e un'alimentazione equilibrata, i lupini possono svolgere un ruolo di supporto contro il colesterolo alto. Ecco perché.

 

 

 

Il potere dei lupini nella lotta al colesterolo

 

I lupini dunque aiuterebbero a controllare i livelli di colesterolo nel sangue, in particolare dell'LDL, il colesterolo "cattivo".

Si tratta di piccoli legumi gialli, dal gusto particolare, molto apprezzati soprattutto nel centro Italia, Emilia Romagna in primis. Il Lupino Albus o lupino bianco appartiene alla famiglia delle Fabaceae e regala un seme che viene reso commestibile dopo un processo di cottura e di messa in salamoia.

Tra i valori nutritivi di considerevole importanza troviamo nei lupini proteine e acidi grassi, sia Omega-3 che Omega-6.

Contengono anche vari minerali, come ferro, potassio, calcio e magnesio; sono però proprio gli acidi grassi polinsaturi a determinare quel particolare processo di riduzione del colesterolo, come del resto contribuiscono allo stesso anche altri alimenti che li contengono, tra cui alghe, pesci, semi e olio di semi di lino, olio di girasole o di arachidi, pinoli, semi di girasole, semi di zucca.

I lupini funzionano dunque sì per regolare i livelli di colesterolo, ma non da soli: si assumono come aperitivo, come ingrediente in secondi piatti veg, o in zuppe e insalate un paio di volte a settimana, alternandoli con altri legumi, ma non bisogna dimenticare che uno stile di vita globalmente sano è ciò che più aiuta l'organismo a mantenersi in forma.

 

Lupini nella dieta contro il colesterolo

 

Ma quali sono gli alimenti, veri alleati di una dieta anti-colesterolo

Secondo quanto viene anche riportato dal sito Fondazione Veronesi, la dieta mediterranea è ancora tra le favorite, in quanto incide positivamente sui livelli di colesterolo buono, colesterolo HDL, eliminando quello cattivo, colesterolo LDL, e aiuta a prevenire arteriosclerosi e malattie cardiovascolari.

Ecco quindi che cereali, legumi e ortaggi sono i primi alimenti da privilegiare, in particolare i legumi andrebbero consumati dalle due alle quattro volte a settimana, nello specifico lupini e soia, poiché sarebbero in grado di ridurre la porzione del colesterolo da parte del fegato.

 

Fonti aggiornate: "Meridiano Cardio-Lo scenario delle cardiopatie ischemiche: focus sull'ipercolesterolemia", realizzato da The European House-Ambrosetti, e supportato da Amgen.

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Olio di Palma

L’olio di palma fa male alla salute ? 

Ecco i lavori scientifici che lo dimostrano. 

Il silenzio imbarazzato del Ministero salute, delle aziende e dell’Inran (Cra-Nut) 

( da “il fatto Alimentare”)

 

La risposta è affermativa anche se gli studi condotti da alcuni ricercatori in Malesia e in Indonesia (i principali paesi produttori di olio di palma) tentano di dimostrare il contrario. 

Le aziende italiane che usano il palma in quasi tutti i prodotti alimentari cercano di ignorare questo problema, anche se è ormai difficile sostenere che si tratta di un grasso di buona qualità. 

 

Abbiamo chiesto un parere al Ministero della salute, all’Istituto Superiore di Sanità, all’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (ex Inran ora Cra Nut): nessuno ha saputo fornire risposte sulla sicurezza di questo ingrediente

 

In assenza di fonti ufficiali abbiamo fatto una ricerca per vedere cosa dice la letteratura scientifica a proposito del grasso palma e le conclusioni sono poco rassicuranti.

 

«La situazione non è proprio rosea e i lavori scientifici lo evidenziano – spiega Anna Villarini biologa nutrizionista presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Una raccolta di studi condotta dai ricercatori e nutrizionisti italiani come Elena Fattori  (**), Cristina Bosetti, Furio Brighenti, Claudio Agostoni e Giovanni Fattore su oltre 50 lavori diversi e pubblicata nel 2014 su The American Journal of Clinical Nutrition, evidenzia che il consumo abituale di olio di palma fa aumentare in modo significativo la concentrazione di grassi nel sangue, dal colesterolo ai trigliceridi.

   Non solo, il rapporto tra colesterolo cattivo (LDL) e buono ( HDL) aumenta, per cui alla fine si assiste a maggiori livelli di colesterolo cattivo. Un altro elemento evidenziato è la maggiore presenza di colesterolo cattivo nel sangue tra gli abituali consumatori di olio di palma, rispetto alle persone che impiegano altri grassi decisamente più salutari come l’olio extravergine di oliva. 

Un’altra considerazione – continua Villarini – è che il palma viene spesso utilizzato in forma esterificata dalle aziende alimentari e questa modifica peggiora il profilo lipidico favorendo il danno cardiovascolare.

 

  C’è infine un lavoro pubblicato su Lipids nel 2014 da Perreault M dove si associa il consumo di acido palmitico all’incremento di sostanze infiammatorie circolanti nel sangue. È noto che gli stati di infiammazione cronica favoriscono lo sviluppo di varie patologie come le cardiovascolari, l’aterosclerosi, il diabete e anche alcuni tumori».

 

Un’altra informazione interessante riguarda l’India, dove il consumo di olio di palma e di alimenti che lo contengono ha raggiunto alti livelli. 

Il governo sta valutando di mettere una tassa per disincentivarne l’impiego visto l’impatto che avrebbe sui livelli di colesterolo, sulla mortalità per malattia coronarica e per malattia cerebrovascolari (vedi documento).

Ma le informative scientifiche sul palma non sono finite. Uno degli studi più accreditati condotto in 23 Paesi nel periodo compreso tra il 1980 e il 1997, da Brian K Chen e collaboratori, nel 2011 ha esaminato gli effetti negativi sulla salute riferiti ad un lungo periodo. 

Gli autori sostengono che per ogni kg di olio di palma assunto in più ogni anno, aumenta il tasso di mortalità per patologia cardiovascolare. 

La stima parla di 68 morti ogni 100.000 abitanti. 

Questo valore risulta inferiore per i paesi industrializzati (17 morti ogni 100.000 abitanti) dove questa materia grassa è meno utilizzata. Volendo trasferire la valutazione dell’incremento del rischio cardiovascolare e di infarto in seguito all’aumento di 1 kg di palma pro capite l’anno, al nostro Paese la stima equivale a oltre 10.000 morti l’anno. 

Nello stesso lavoro, gli autori hanno preso in esame il ruolo degli altri grassi presenti nella dieta, perché i sostenitori del palma basano spesso le tesi difensive sul fatto che l’incremento di colesterolo serico non può essere imputato a un solo grasso, ma a tutti quelli assunti nella dieta o, come indicato in una recente review italiana del 2013 da Fattore e collaboratori, dalla struttura dei trigliceridi. Ebbene, secondo i dati raccolti da Chen, l’effetto negativo del palma persiste indipendentemente dagli altri grassi della dieta.

 

UN COMMENTO DELLA NOSTRA REDAZIONE

Ma, noi poveri mortali, che non siamo dei ricercatori, ma che leggiamo i giornali, dove pochi mesi fa, ricordiamo,  sono stati pubblicati sui principali quotidiani italiani, a pagina intera, delle chiare smentite sul fatto che l'uso dell'olio di palma NON ERA ASSOLUTAMENTE PERICOLOSO PER LA SALUTE DELLA POPOLAZIONE ED ALLORA A CHI DOBBIAMO CREDERE?

Se poi, ancora oggi, entriamo in qualsiasi centro commerciale e troviamo sugli scaffali, molti prodotti che indicano nella loro composizione l'olio di palma e ricordiamo, con apprensione, che sono ormai molti anni, che praticamente una buona parte dei fabbricanti l'hanno usato, solo perchè questo olio, ha un valore commerciale molto inferiore agli altri.....  possiamo essere preoccupati di averli per anni mangiati rischiando la pelle?

Oggi sappiamo finalmente che l'uso dell'olio di palma è nocivo, che danneggia la nostra salute, rabbrividendo anche che per decenni, in tanti paesi asiatici, tipo l'indonesia, sono state distrutte delle intere foreste, solo per la coltivazione di questa pianta, perchè il “dio denaro” comanda il mondo.

Una grande enorme vergogna, a livello mondiale e non solo italiano ( In Francia, ad esempio, ancora oggi, molti  prodotti confezionati, compreso anche il pane, vengono  venduti contenenti questo olio.)

 

 

 

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