Calcoli Renali

 

 

CALCOLI RENALI

I CONSIGLI DI MOVIMENTO SALUTE

Bere molta acqua

La prima cosa da fare per eliminare l’ acido urico dal nostro organismo è bere almeno due litri di acqua al giorno. 

 

Bicarbonato di sodio

Il bicarbonato di sodio può essere un valido alleato per la nostra salute. Sciogliere mezzo cucchiaino di questa sostanza in un bicchiere d’acqua

e berlo può aiutarci ad evitare la formazione dei cristalli di acido urico. 

L’assunzione di questa soluzione deve essere ripetuta più volte nel corso della giornata: prima di andare a dormire, appena svegli e ogni 4 ore tra i pasti.

 

Gli alimenti migliori per chi soffre di livelli alti di acido urico nel sangue sono cibi vegetariani prevalentemente crudi.

Carciofi e cipolla, ad esempio, sono considerati toccasana per chi soffre di questi problemi.

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Diabete e Sport

 

 

 

 

Il diabete mellito, sia esso di tipo I (giovanile) che di tipo II (alimentare), non deve impedire a giovani e meno giovani di praticare un’attività fisica.

Sebbene, molto tempo fa, fosse sconsigliato ai soggetti affetti di praticare sport, ormai le linee guida sono cambiate ed è stato dimostrato non solo

che è possibile effettuarlo regolarmente, ma addirittura come esso comporti numerosi vantaggi terapeutici sul controllo della glicemia.

Quando fare sport

Per evitare crisi ipo o iper glicemiche, di fondamentale importanza sarà monitorare la glicemia prima, durante e dopo l’attività fisica.

 

L’iperglicemia incorre spesso nei soggetti diabetici prima e subito dopo eventi importanti come ad esempio le gare perché lo stress

e l’adrenalina possono influenzare i livelli di glicemia: se ciò accade sarà bene limitare l’assunzione di zuccheri pre-esercizio.

In caso di attività fisiche prolungate, andranno consumati degli spuntini durante gli intervalli.

Bisognerà inoltre fare attenzione anche dopo aver terminato l’allenamento. Infatti, l’utilizzo delle scorte di glicogeno,

assieme alla riduzione di adrenalina, potrebbero portare il soggetto a un rapido calo glicemico.

 

 

 

 

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Diminuire il consumo di carne per evitare problemi di artrosi

Una dieta che limita

la carne può aiutare nell’artrosi

 

di Marco Lanzetta Chirurgo

Mano e microchirurgo Centro Nazionale Artrosi

 

Le recenti autorevoli prese di posizione sulla pericolosità per la salute della carne di allevamento, specie se manipolata e trasformata in un alimento talvolta molto distante dall’originale, si prestano ad alcune considerazioni e a un’estensione del perimetro di analisi.

Se è infatti ormai dimostrato scientificamente che il consumo di carne predisponga ad un aumento della probabilità di sviluppare un tumore, è necessario allargare la discussione anche a patologie

magari non così drammatiche ma non per questo da mettere in

secondo piano.

Mi riferisco all’influenza che l’alimentazione in generale e il

consumo di carne in particolare ha su malattie invalidanti che

nella nostra società rappresentano un motivo di preoccupazione

data la loro enorme incidenza.

Nella mia pratica clinica ho constatato negli ultimi anni una crescente richiesta di cure per le malattie articolari degenerative, come l’artrosi, che affligge milioni di italiani (circa 5 secondo le ultime stime) e che da molti è ancora considerata una forma ereditaria contro la quale non si può fare molto.

In caso di artrosi, il consumo di carne è sicuramente da ridurre o meglio da evitare completamente. I nostri dati, insieme a una rilevante letteratura scientifica internazionale, cominciano a mostrare che una dieta carnivora sostiene e promuove la malattia artrosica.

La carne infatti contiene grassi animali nocivi che vengono trasformati in precursori dell’infiammazione, e quindi concorrono a sostenere il processo flogistico così tipico di questa malattia.

 

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Camminare: ecco tutti i benefici accertati

Camminare:

ecco tutti i benefici accertati

 

Camminare rappresenta una preziosa strategia preventiva nei confronti di molte

malattie. A confermarlo una recente indagine dell'università del Queensland, in Australia, dalla quale è emerso che sostituire due ore al giorno di sedentarietà con due ore trascorse camminando riduce dell'11% indice di massa corporea e glicemia e del

14% i trigliceridi nel sangue, determinando una riduzione media del girovita di 7.5

centimetri, a vantaggio del rischio cardiovascolare.

Ma non solo. “Camminare - spiega sul Corriere.it Gianfranco Beltrami, docente del corso di laurea in scienze motorie dell’Università di Parma e membro del consiglio direttivo della Federazione medico sportiva italiana (Fmsi) - fa bene a tutti gli organi e apparati. Come le altre forme di esercizio aerobico riduce, ad esempio, la pressione arteriosa e il rischio di tutte le malattie di cuore e vasi; diminuisce l’incidenza dei tumori, con effetti ormai acclarati su cancro al seno o al colon e un’azione consistente su molti altri.

Camminare rinforza i muscoli della cassa toracica, perciò migliora la ventilazione polmonare ed è indicato per chi soffre di asma e bronchite; regola il metabolismo con effetti positivi talmente evidenti su quello degli zuccheri da essere un potente 'farmaco' per la prevenzione e la cura del diabete.

In più aiuta chi soffre di stipsi e regolarizza le funzioni dell’apparato gastrointestinale. La semplice camminata è ottima per favorire la deposizione di tessuto osseo e quindi prevenire e contrastare l’osteoporosi, inoltre aiuta tutti coloro che devono perdere chili di troppo. I vantaggi ci sono anche per il sistema nervoso: grazie alla liberazione delle endorfine, camminare ha un’efficacia antiansia e antistress, contribuendo pure a diminuire la probabilità di depressione”.

I casi in cui è sconsigliato camminare sono davvero rari. “Meglio evitarlo se ci sono gravi problemi articolari. per esempio se ci si deve operare a un’anca; sono poi da preferire tipi di esercizio in cui si lavora in completo 'scarico', come la cyclette o il nuoto, se ci sono disturbi seri della colonna vertebrale.

La cyclette può essere una buona opzione anche perchi è obeso, se perfino camminare diventa complicato e toglie il fiato”.

Quanto è consigliato camminare? “Il minimo, per garantirsi tutti i benefici possibili, è una camminata di trenta minuti dalle 3 alle 5 volte a settimana - raccomanda Beltrami -.

Più si cammina, visto che si tratta di un’attività in completa sicurezza, meglio è: l’ideale sarebbe riuscire a percorrere i fatidici diecimila passi al giorno raccomandati da innumerevoli linee guida. Anche l’andatura conta: quella 'giusta' deve riuscire a portare la frequenza cardiaca a circa il 50-60% di quella massima, che si può stimare sottraendo a 220 la propria età o calcolare in maniera più precisa sottoponendosi a un test da sforzo”.

È consigliato camminare indossando scarpe comode e confortevoli, nonché

approfittare di ogni occasione per camminare, lasciando l’auto più lontana da casa o

scendendo dall’autobus una fermata prima.

Tuttavia, quando possibile è meglio optare per percorsi nel verde, in un parco o comunque in zone poco trafficate. “Si tratta pur sempre di un esercizio fisico che comporta respiri più profondi e un maggior scambio di aria a livello

degli alveoli polmonari”.

 

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